L'ATTORE E IL SUO CLOWN INTERIORE

Workshop diretto da Luca Angeletti

Chi ha scelto di fare questo mestiere, deve imparare a tornare a guardare con occhi diversi non solo il mondo, ma anche sé stesso. Essere consapevole dei meccanismi che governano l’uomo in generale e l’individuo nel particolare, e individuarne e rappresentarne il conflitto: le distanze tra essere o apparire, tra sentire o esprimere. L’attore deve essere libero dai suoi blocchi, per poter rappresentare questi limiti. Tutto questo è una grande responsabilità che l’attore deve assumersi e deve mettere davanti a sé. Spesso, invece, si tende solo ad esibirsi e a cercare il consenso del pubblico o, peggio ancora, a trattarlo come se non capisse nulla e lui, artista, dovesse spiegargli le cose. Questo è semplicemente assurdo, il pubblico deve credere, prendere parte alla storia, parteggiare, prevedere, scommettere. L’ attore deve scrivere la storia mentre accade e, con chi lo guarda, giocare a fargli credere che tutto stia accadendo veramente.
Per arrivare a questo livello di efficacia sul pubblico, l’attore deve acquisire una preparazione accademica impeccabile, che gli permetta di sviluppare una coscienza e una padronanza di sé tali, da consentirgli di destrutturare il suo sapere, fino, quasi, a nasconderlo, per arrivare ad utilizzarlo in modo imprevedibile, vivo e sincero, e, nonostante la ripetitività e il rigore richiesti da qualsiasi messa in scena, cercare e valorizzare quel margine di imperfezione, che rende tutto più umano e vicino a
chi guarda.


Secondo Declan Donnellan, nel suo saggio “L’attore e il bersaglio”:
“…il perfezionismo non è che pura vanità…” ed esclude chi guarda.
“...l’accettazione e condivisione della propria insufficienza è un sollievo per l’attore…” e ancora
“…scoprire è sempre più utile che inventare…”.


Viaggiando in questa direzione, portando sempre, come bagaglio fondamentale, i principi di causa ed effetto, azione e reazione, e quello di condivisione, è giusto e sano provare ad entrare in contatto con il proprio CLOWN interiore. Esercitandosi, con un naso rosso, non a fare qualcosa, bensì ad essere qualcosa, l’attore può toccare con mano una verità importante, che arriva, prorompente sulla
sua pelle, come una rivelazione: l’attore non deve sembrare vero, deve essere sincero. Trovare il proprio CLOWN ed esercitarsi su di esso è il modo più rapido ed efficace per avvicinarsi alla comprensione della propria verità.
Il CLOWN insegna a lasciar accadere il personaggio, lasciandolo libero di reagire, non di recitare.
Se, nella vita di tutti giorni, noi siamo quello che facciamo, al contrario, un attore deve fare quello che è in quel momento.
Del resto, se Peter Sellers in OLTRE IL GIARDINO diceva che “la vita è uno stato mentale”, anche la recitazione può esserlo. Il CLOWN rimuove ogni tipo di blocco, di ingombro e pensiero accessorio, e insegna a regalare agli altri, altro da sé, attraverso sé.


L’attore attraverso lo studio del CLOWN può esercitarsi a:
- Accettare e condividere la propria insufficienza e trasformarla nel proprio CAPOLAVORO.
- Togliere le maschere, invece di metterle.
- Non ostacolare la capacità di creare e vivere immagini dentro di sé.
- Togliere sovrastrutture e ascoltare cosa nasce dalla semplicità e dalla sincerità.
- Imparare a reagire operando una scelta.
- Ripetere senza ripetersi.
- Auto-valutarsi.
Con un semplice naso rosso, la più piccola maschera del mondo, vestito normale e senza trucco, il mio CLOWN mi aiuta a togliere tutte quelle maschere che utilizzo ogni giorno, quando recito la mia parte nel mondo, indossandone di ben più grandi. E suggerisce una domanda: lo faccio per paura di essere giudicato, o per paura di non essere visto? Il CLOWN non ha una risposta, lui si nasconde dietro a un naso rosso talmente piccolo, che lascia intravedere tutto il resto, e trasforma gli occhi in
una finestra del respiro, attraverso cui passa la verità delle cose come stanno.
Ecco, questa piccola maschera/non maschera, ha il potere di riportarci a come eravamo, a come siamo e come saremo sempre, ha la capacità di restituirci la nostra essenza, quel principio che ci consente di reimparare e di andare avanti con gli occhi più aperti, in un modo nuovo o forse semplicemente dimenticato, ognuno col suo modo , ognuno in compagnia del suo CLOWN.

 

+ INFO


               CALENDARIO

  • Venerdì 17 Maggio dalle ore 10.00 alle ore 17.00
  • Sabato 18 Maggio dalle ore 10.00 alle ore 17.00
  • Domenica 19 Maggio dalle ore 10.00 alle ore 17.00


Luca Angeletti, nato a Roma il 24 giugno del 1974, è un attore, interprete, cantante, sceneggiatore e regista italiano.

Dopo essersi diplomato alla scuola di teatro "Il circo a vapore", ha seguito vari stage di approfondimento per la recitazione teatrale, cinematografica e per la danza. Angeletti spazia dal palco al grande schermo. Lo ricordiamo nel 2001, nello spettacolo teatrale “Nessuno” di Massimiliano Bruno, nel 2011 in “Alla fine lui muore” monologo di Daniele Prato, nel 2014- 2018 “Finchè giudice non ci separi” di Augusto Formari ; sul grande schermo ha fatto parte del cast di “Promessa d'amore”, di “Una talpa al bioparco”e di “13dici a tavola”, tutti del 2004; nel 2010 lo vediamo in “Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia; nel 2014 in “Un matrimonio da favola” di Carlo Vanzina; nel 2017 in “Beata ignoranza” di Massimiliano Bruno; nel 2018 in “Come un gatto in tangenziale” di Riccardo Milani.

Ha interpretato diversi ruoli in varie fiction, sia della Rai che di Mediaset, da ricordare: La buona battaglia - Don Pietro Pappagallo, Nati ieri e Il capo dei capi dove interpreta la parte del killer Pino Greco Scarpuzzedda. Tra il 2008 e il 2010 è nel cast della serie televisiva di Rai Uno, Tutti pazzi per amore, nel ruolo di Giulio. Nell'estate del 2009 ha registrato una puntata zero de Il pranzo è servito.

Sempre nel 2010 appare nel video del singolo Domino del gruppo italiano The Bloody Beetroots. Nel 2014 partecipa al film Lucy con Scarlett Johansson interpretando uno dei corrieri che possiedono la droga; nel 2015 in “L’angelo di Sarajevo” di Enzo Monteleone; nel 2017 lo vediamo in “Il sogno di Rocco” di Marco Montecorvo.

Come regista lo ricordiamo, invece, nella direzione del cortometraggio “Il primo giorno”, premiato nel 2004 al Giffoni Film Festival. A breve in uscita un’altra opere cinematografica da lui diretta: “Andrà tutto bene”.

In ambito capitolino è noto come uno dei membri del rinomato gruppo musicale folk romano "L'orchestraccia”, in particolare una delle voci della band.

Dal 1997 Angeletti si dedica parallelamente anche all’insegnamento, partendo da collaborazioni con licei e scuole di teatro, fino alla strutturazione di laboratori dedicati a percorsi da lui studiati e collaudati. Tra questi ricordiamo “Il viaggio dell’Eroe” nella scuola romana di Massimiliano Bruno e il Laboratorio “Psicopatologia ed altre nevrosi della vita quotidiana”, dedicato allo studio di personaggi di vita quotidiana.